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Pirogassificazione dei rifiuti PDF Stampa E-mail
Giovedì 21 Gennaio 2010

Et voilà… la pirogassificazione


Come un coniglio che spunta dal cilindro di un prestigiatore, la pirogassificazione (cfr. nota in basso) ci è stata presentata oggi in 3ª Commissione quale sistema ottimale per il trattamento finale dei rifiuti in Valle d'Aosta, meno impattante sotto l’aspetto ambientale rispetto alla tradizionale termovalorizzazione.

I panni del mago erano indossati dall’assessore regionale dell’Ambiente, anche se le sue affermazioni non sono state suffragate da alcuna comparazione tra i due metodi: i pirogassificatori sembrano essere una tecnologia innovativa ma non ancora sufficientemente sperimentata (anzi, alcuni impianti sorti in Italia sarebbero già stati chiusi non appena avviati) se non in Paesi lontani come il Giappone, il Canada e l’Islanda; i termovalorizzatori sono invece il presente, diffusi un po’ ovunque e ormai tecnicamente consolidati. 

La frazione indifferenziata da smaltire nella nostra regione è cospicua: 50-52 mila tonn/anno che hanno oggi come destinazione finale la discarica. La loro valorizzazione energetica (attraverso la pirogassificazione o la termovalorizzazione) permetterebbe di conferire in discarica i soli residui dei processi termochimici (una quantità di gran lunga inferiore al rifiuto intero) e di ottenere energia immediatamente riutilizzabile, anche in un impianto di cogenerazione o teleriscaldamento.

Ho perciò chiesto alla Commissione - e la proposta è stata unanimemente accolta - di avere, tramite l’ausilio di un esperto in materia, un quadro comparativo completo tra i due sistemi, affinché possiamo acquisire una conoscenza più ampia dei loro effetti sull’ambiente (fumi e scorie), della loro efficacia nel trattamento dei rifiuti, dei costi di installazione e di gestione dei rispettivi impianti che, alla fine, gravano sulle tasche dei cittadini.

Possedere qualche elemento in più è indispensabile per poter esprimere un parere maggiormente consapevole sulle “ulteriori determinazioni in merito alle azioni finalizzate all’attuazione e alla revisione del Piano regionale di gestione dei rifiuti di cui alla L.R. 31/2007, con particolare riferimento al sistema di trattamento finale dei rifiuti” (DGR 3343 del 1° dicembre 2009).
 

La pirogassificazione è la somma di due processi, la pirolisi e la gassificazione, per le cui spiegazioni vi rimando qui sotto alle definizioni pubblicate da Wikipedia.

La pirolisi (o piroscissione) è un processo di decomposizione termochimica di materiali organici, ottenuto mediante l’applicazione di calore e in completa assenza di un agente ossidante (normalmente ossigeno). In pratica mentre riscaldando il materiale in presenza di ossigeno avviene una combustione che genera calore e produce composti gassosi ossidati, effettuando invece lo stesso riscaldamento in condizioni però di assenza totale di ossigeno il materiale subisce la scissione dei legami chimici originari con formazione di molecole più semplici. Il calore fornito nel processo di pirolisi viene quindi utilizzato per scindere i legami chimici, attuando quella che viene definita omolisi termicamente indotta.

La gassificazione è un processo chimico che permette di convertire materiale ricco in carbonio, quale il carbone, il petrolio, o le biomasse, in monossido di carbonio, idrogeno e altri composti gassosi. Il processo di degradazione termica avviene a temperature elevate (superiori a 700-800 °C), in presenza di una percentuale sotto-stechiometrica di un agente ossidante: tipicamente aria (ossigeno) o vapore. La miscela gassosa risultante costituisce quello che viene definito gas di sintesi (syngas) e rappresenta essa stessa un combustibile. La gassificazione è un metodo per ottenere energia da differenti tipi di materiali organici e trova anche applicazione nel trattamento termico dei rifiuti. L’uso del processo di gassificazione per la produzione di calore presenta alcuni vantaggi rispetto alla combustione diretta, al contempo introduce però complicazioni impiantistiche.