BIBLIOTECA REGIONALE, PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI ROBERTO GUSCELLI
Un uomo da uccidere
Questo fine settimana culmina con l'anniversario della Liberazione e la conferenza di questa sera è coerente con questo filone celebrativo. Dopo una guerra molta rabbia si accumula negli animi della gente: così anche con la fine della Seconda Guerra Mondiale. Era impossibile che non esplodesse dopo il 25 aprile. Violenza chiama violenza.
I delitti che colpirono i fascisti dopo la Liberazione, anche se in parte furono atti di giustizia sommaria, non sono giustificabili. Ma non solo. Furono creati organi di indagine e tribunali speciali per identificare i responsabili di abusi (o presunti tali) ed efferatezze commesse negli anni di guerra: essi agirono con sveltezza e severità e comminarono numerose condanne a morte (eseguite) e lunghe pene detentive.
Questa è la storia di un uomo di Gressoney-Saint-Jean, un uomo dal destino sfortunato, che muta repentinamente il 27 aprile 1945. Rudi Lerch, questo il suo nome, ha il “torto” di essere di madrelingua tedesca, di conoscerla molto bene tanto da potere fare l’interprete tra le due parti: la comunità valdostana e le truppe naziste nella regione. In un contesto di sospetti e tensioni, Rudi ha tutti i requisiti per fungere da capro espiatorio.
E paga con la vita il prezzo di colpe mai completamente dimostrate quando l'evento bellico è ormai concluso e l'Italia intera cerca faticosamente di ristabilire la civile convivenza tra la sua gente.
C’è un processo, ci sono delle congetture, alcune lacunose altre più precise, ci sono degli indizi, alcuni più circostanziati altri meno, ma non ci sono prove vere e proprie delle colpe sommariamente addebitate a Lerch: quelle di essere un collaborazionista dei tedeschi. Anzi, leggendo in questo libro i documenti riportati e le testimonianze di coloro che vissero gli eventi, prevalgono le azioni in cui Lerch si è adoperato per risolvere i problemi (piuttosto che crearli o complicarli) a coloro che erano in qualche modo incappati nelle maglie dell’esercito tedesco.
Un banale errore di procedura impedisce la revisione del processo, la richiesta di grazia non viene accolta. Al contrario, il Questore dell’epoca, in una lettera inviata al Prefetto, scrive parole raccapriccianti: “Nessuna condanna pronunciata da questa Corte Straordinaria di Assise ha incontrato nella popolazione della Valle tanta simpatia per la giustizia popolare quanto quella inferta a Rudi Lerch”.
Lerch viene condannato a morte il 6 novembre 1945 perché è presunto colpevole. Sei mesi dopo la sua fucilazione nascerà la Repubblica Italiana e poco più di due anni dopo la Costituzione sancirà in maniera inequivocabile la presunzione d’innocenza fino all’emissione della sentenza di condanna definitiva quale caposaldo del nostro ordinamento giuridico (art. 27).
Roberto Guscelli, amico e collega giornalista, è l'autore di Un uomo da uccidere (ed. Stylos), libro che racconta una storia misconosciuta, riportata alla luce grazie a minuziose ricerche e alla memoria di molte persone che – chi più chi meno – hanno partecipato con le loro narrazioni alla ricostruzione di questa tragica vicenda.
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