CONTRORIFORMA NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE VALDOSTANA
Negli Uffici stampa solo giornalisti al guinzaglio
In un disegno di legge (94) che approderà prossimamente all’esame del Consiglio Valle affiora l’ennesima tentazione assolutistica del potere regionale: disseminare la Pubblica Amministrazione valdostana di tanti portavoce in grado di amplificare puntualmente il verbo degli amministratori di turno.
È vero, siamo nell’era dei portavoce: basti pensare a Bonaiuti per Berlusconi o a Capezzone per il gruppo parlamentare del PdL. Si tratta però di persone, tra l’altro con incarichi politici chiari e visibili, che non hanno nulla a che vedere con le strutture giornalistiche di Palazzo Chigi o di Montecitorio, composte invece da professionisti dell’informazione. Sono, queste, degli Uffici stampa che svolgono una funzione tipicamente istituzionale, mentre i portavoce sono dei veri e propri “comunicatori” di partito.
In Valle d’Aosta ci si spinge ben oltre: gli Uffici stampa, così erroneamente definiti nel disegno di legge in itinere, saranno composti solo da giornalisti nominati fiduciariamente dall’organo politico e quindi da esso immediatamente revocabili. Criterio che vale sia per i dirigenti che per gli addetti e, in particolare, per le strutture al servizio della Presidenza della Regione e della Presidenza del Consiglio regionale: essi saranno tutti dei portavoce, cioè scelti per la loro capacità di essere “flessibili” alle situazioni politiche del momento e di dire tutto e il contrario di tutto senza il minimo imbarazzo. Tra l'altro, non si prevede alcun riconoscimento per coloro che operano da anni negli Uffici stampa regionali e sono regolarmente iscritti all'Ordine ma per i quali l'applicazione del contratto giornalistico potrà dipendere solo dalla benevolenza del personaggio politico in carica.
L’impostazione alla valdostana mescola e confonde volutamente i ruoli, tra chi si cimenta in politica e chi è professionista dell’informazione, e premia ancora una volta l’appartenenza al clan piuttosto che la competenza dimostrata sul campo. Non esiste alcun riferimento sostanziale alla Legge 150, una norma bipartisan del 2000 che garantisce livelli minimi di deontologia professionale e sulla quale si sono trovate d'accordo destra e sinistra, tant’è che è ormai applicata in tutte le regioni italiane.
L’Ordine dei giornalisti e l’Associazione Stampa Valdostana ne sono al corrente? Nel dubbio, ho inviato loro una lettera.
All'Ordine dei giornalisti della Valle d'Aosta
All'Associazione Stampa della Valle d'Aosta
LORO SEDI
La riorganizzazione dell’Amministrazione regionale e degli enti del comparto unico della Valle d’Aosta, contenuta nel disegno di legge n. 94 ora assegnato all’esame della II Commissione consiliare, disciplina anche la materia degli Uffici stampa (art. 15).
Nella relazione che accompagna il ddlr 94 si legge - in riferimento all’art. 15 - che “tale disciplina costituisce recepimento della legge 150/2000, la quale prescrive precisi requisiti professionali in capo ai soggetti chiamati a svolgere, nell’ambito delle pubbliche amministrazioni, attività giornalistiche e di informazione”.
La Legge 150 si pone l’obiettivo di riconoscere in modo stabile e ufficiale le professionalità di coloro che operano da anni all’interno degli Uffici stampa degli enti pubblici che, pur essendo iscritti all’Ordine dei giornalisti, sono inquadrati - nella maggior parte dei casi - come dipendenti amministrativi.
Nella norma-quadro, vigente da dieci anni, si stabilisce inoltre con chiarezza che l’Ufficio stampa è funzionale all’Amministrazione pubblica in quanto istituzione e non costituisce un riferimento particolare dell’Amministratore o del Governo temporaneamente in carica. In questo senso, la Legge 150 prevede una figura specifica, il portavoce, che è legato da un rapporto fiduciario con l’Amministratore e il cui ruolo è ben distinto e separato dall’Ufficio stampa, preposto invece alla comunicazione dell’ente.
Premessi e ricordati tali principi, la lettura dell’art. 15 del ddlr 94 ci permette di intuire immediatamente che esso non accoglie per nulla i propositi citati dalla Legge 150. Anzi, li confonde e li stravolge.
Nella fattispecie:
1. Si costituiranno presso l’Amministrazione regionale e gli enti del comparto unico valdostano tanti portavoce, erroneamente denominati nel ddlr 94 “uffici stampa”, che saranno scelti e indicati su base esclusivamente fiduciaria dagli amministratori pro tempore.
2. L“Ufficio Stampa” della Giunta regionale può annoverare fino a cinque addetti, i cui incarichi sono conferiti con deliberazione della stessa Giunta, su proposta del Presidente della Regione; incarichi che sono comunque revocabili in qualsiasi momento dall’organo che li ha conferiti.
3. Assoggettando non solo il Capo e il Vice Capo ma anche tutti gli addetti (reclutati anch’essi “a tempo determinato”) alle dirette dipendenze dell’organo politico si crea un limite serio ed evidente alla correttezza, alla veridicità e all’imparzialità dell’informazione: l’aspetto deontologico non può essere sottovalutato e in particolari situazioni, come ad esempio nella comunicazione nell’emergenza, può diventare un elemento devastante.
4. L“Ufficio Stampa” della Giunta regionale, considerato nel suo insieme (dirigenti e dipendenti), non potrà garantire una continuità di comunicazione da parte dell’Ente, visto che la struttura sarà azzerata - essendo ottimisti - ogni quinquennio.
5. Non si comprende perché al “Vice Capo Ufficio Stampa” non sia richiesto il titolo di laurea, requisito giustamente previsto per il “Capo Ufficio Stampa”, essendo entrambe le figure assimilate al livello dirigenziale.
6. Non esiste alcun riconoscimento professionale per il personale che opera da anni negli Uffici stampa della Regione e che è regolarmente iscritto all’Ordine dei giornalisti e, tantomeno, sussiste un livello di precedenza sulle scelte del tutto soggettive (e, magari, anche arbitrarie) effettuate dagli organi politici.
7. Questo schema fuorviante si ripropone anche per l“Ufficio Stampa” della Presidenza del Consiglio regionale (art. 14, secondo comma, lettera E); cambia solo il numero degli addetti, che sono due anziché tre.
Sono queste alcune considerazioni che vi sottopongo affinché la professionalità giornalistica sia valorizzata, strutturata e tutelata anche all’interno della Pubblica Amministrazione valdostana e si metta fine a quella concezione - qui ancora imperante - che vede il giornalista come una sorta di mentore fiduciario dell’amministratore di turno.
Confidando nella condivisione di quanto esposto e nella difesa dei principi menzionati presso l’organo legislativo regionale, vi ringrazio per la cortese attenzione e vi saluto cordialmente.
|