| Aosta attende il tesoretto ma arriva la manovra |
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| Domenica 30 Maggio 2010 |
LA COPERTA CORTA DELLA FINANZA PUBBLICAAosta attende il tesoretto ma arriva prima la manovra
Duecento, quattrocento, ottocento milioni di euro in partenza da Roma per Aosta. Un gioco al rialzo, una girandola di affermazioni e cifre di ogni sorta, rilasciate in questi mesi con estrema disinvoltura e finalizzate a strumentalizzare - specie da parte della sinistra - l’ingresso del PDL nell’accordo di coalizione per il governo del capoluogo. Per ora l’unica certezza è la manovra di austerità varata in questi giorni da Palazzo Chigi, la quale non pare per nulla ispirata alla devoluzione di risorse dal centro alla periferia quanto piuttosto alla riduzione delle medesime. Il conto presentato dal Governo a Regioni ed Enti Locali sfiora i 15 miliardi nel biennio 2011-2012. E le Regioni a statuto speciale e le Province autonome non ne sono indenni. La crisi greca segna un altro spartiacque nella storia della UE e costringe molti Paesi europei ad apportare le correzioni necessarie al recupero della propria stabilità finanziaria, adottando modalità rigorose decise congiuntamente da tutti i partner e dai governi. L’importo minore dell’aggiustamento italiano – 24 miliardi rispetto ai 100 della Francia e ai 60 della Germania – segnala e conferma che nei due anni precedenti abbiamo operato meglio degli altri, non ampliando più di molto il deficit: siamo poco sopra il 5 per cento, rispetto all’oltre 8 della Francia. Tuttavia abbiamo un grande debito pubblico, ereditato dal passato, e per questo servono interventi strutturali. Oggi in Europa si sta di fatto creando una diversa situazione, con la Germania decisa ad imporre a tutti ulteriori regole di austerità (per esempio, inserendo il pareggio di bilancio nella Costituzione), Italia e Francia interlocutori principali europei di Berlino, quindi gli altri governi. Controparti estere, Usa, Cina e Russia. Questa è la gerarchia dei mercati mondiali, e come si vede noi siamo nel gruppo dei Paesi principali e più ascoltati. Non siamo al top, dove di fatto c’è una diarchia Usa-Cina o un triumvirato con la Russia. Ma siamo tra coloro che possono prendere le decisioni e non dipendere solo da quella altrui. Il rigore dello Stato non è più qualcosa che va banalmente annoverato sotto la voce tagli e sacrifici. È un valore da conservare anche in tempi di vacche grasse e ciò vale anche per gli enti territoriali. Prendiamo ad esempio le Regioni, le cui spese sembravano intoccabili: quattro di esse, che hanno i conti della sanità in rosso, dovranno ripianare il debito e, per farlo, non potranno che aumentare le imposte. A pagare la cattiva gestione delle giunte saranno cittadini e imprese con aumenti che andranno dai 30 euro in media di Irpef ai 95 - 300 euro di Irap. Il compito ingrato di attuare la stretta fiscale toccherà ai governatori di Lazio, Campania, Calabria e Molise, Renata Polverini, Stefano Caldoro, Giuseppe Scopelliti e Michele Iorio. I primi tre approdati al governo delle rispettive Regioni dopo i disastri lasciati dalle giunte di centrosinistra, il quarto al governo dal 2006 con l’attenuante di aver dovuto gestire un’eredità pesantissima. I ministri Tremonti e Fazio hanno così lanciato un monito a tutte le amministrazioni decentrate: d’ora in avanti non saranno più ammessi né tollerati comportamenti non virtuosi, e chi continua ad agire al di fuori del patto di stabilità dovrà renderne conto non tanto al governo nazionale, ma agli elettori, che saranno chiamati a pagare i debiti fatti dalla politica e sicuramente non daranno più il voto ai responsabili delle situazioni di dissesto. La copertura delle spese degli enti - di cui la sanità è la voce più rilevante - è per la più parte finanziato da risorse “derivate” dallo Stato. È chiaro che questo meccanismo disincentiva i politici locali a controllare e razionalizzare la gestione della sanità. Spendere sul territorio per prestazioni sanitarie accresce infatti il consenso elettorale a livello locale, mentre a pagare i costi sono tutti i contribuenti a livello nazionale. D’ora in poi, invece, viene di fatto stabilito un controllo diretto dell’elettore “regionale” sui suoi amministratori, ponendo così fine alla stagione dei furbi e dei bari. La coperta è sempre più corta e anche Aosta, che sogna da mesi il tesoretto, si prepari a fare i conti con questa manovra. |