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GHB e nuovo piano di sviluppo PDF Stampa E-mail
Giovedì 22 Luglio 2010

GHB E NUOVO PIANO DI SVILUPPO

Preso per sfinimento, Saint-Vincent sembra d'accordo

Ho raccolto un certo numero di consensi sul piano di sviluppo del Grand Hôtel Billia (GHB) di Saint-Vincent. E, straordinariamente, tale benevolenza giunge non solo dai classici interlocutori istituzionali che, quando sono convocati in IV Commissione, sono “educati” a manifestare comunque l’assenso, ma perviene anche da diversi albergatori del comprensorio probabilmente stanchi di subire la concorrenza spietata e sleale del complesso alberghiero “a regia regionale”.

Dicevo concorrenza spietata e sleale. Spietata perché il GHB, di cui residua ancora il nome prestigioso ma che non ha nulla da offrire in più quanto a servizi e professionalità, si propone sovente alla clientela con prezzi decisamente inferiori ai tre stelle sul territorio. Sleale perché il GHB beneficia del non indifferente supporto della mano pubblica, che paga a piè di lista ogni spesa o perdita, mentre gli altri operatori del locale comparto ricettivo fanno i conti con i propri portafogli.

Il piano di sviluppo, concepito come Saint-Vincent Resort & Casino, connette l’azienda alberghiera con la casa da gioco e si propone di realizzare due alberghi distinti, uno di categoria cinque stelle extra lusso e l’altro collocato nella categoria quattro stelle, due ristoranti, un nuovo centro congressi e una spa.

L’aspettativa della comunità è che questo intervento, il cui costo è veramente ponderoso poiché (oggi) oscilla sui 40 milioni, serva non solo a rilanciare il GHB e a riposizionarlo sul mercato ma anche a diventare un autonomo volano di iniziative per attrarre nuova clientela, il cui esubero possa riversarsi anche nelle sofferenti strutture ricettive locali. Ed è così che, presi per sfinimento, non resta che crederci e sperare che tutto vada per il meglio.

È credibile che ciò avvenga e che ci possa essere una convivenza sinergica e proficua tra il colosso pubblico (Saint-Vincent Resort & Casino) e gli operatori privati? Mi limito a dire che è doverosamente auspicabile. Sarebbe drammatico se non accadesse; significherebbe che la Regione ha fallito trascinando con sé Saint-Vincent. Però con una differenza sostanziale: che il fiasco dell’ente pubblico in termini di scelte politiche non verrebbe pagato da alcun amministratore, mentre i privati affonderebbero in un mare di grane e di debiti.

Illuminato da un insolito ottimismo voglio pensare che il 2010 possa essere l’anno della svolta per il GHB. D’altronde peggio di così non si può: nel 2009 sono state vendute poco meno di 18.000 camere, di cui 11.097 a favore di ospiti del Casinò. Un record negativo.

Da quando è di proprietà pubblica, l’azienda (fino all'anno scorso STV, ora inglobata in Casinò Spa) registra una perdita annua di bilancio che si aggira sui 5 milioni di euro. E siamo già al quarto esercizio. La cifra diventa da capogiro se la sommiamo agli esborsi sostenuti per acquistare il complesso alberghiero (58,5 milioni nel 2006) e per avviare una ristrutturazione posticcia unitamente alla messa a norma di alcuni impianti (circa 24 milioni negli anni successivi).

Ho iniziato parlando dei consensi captati sul progetto e voglio concludere in tema. Una decina di anni fa un grande gruppo imprenditoriale del settore turistico, Atahotel, intendeva rinnovare e gestire la Fons Salutis, ipotizzando la realizzazione di un numero di camere da affiancare alla tradizionale offerta delle cure e del wellness. L’idea, legittima e comprensibile, fu severamente boicottata da una lobby locale che, temendo la concorrenza e fruendo del supporto - nemmeno troppo mascherato - di una corrente interna del mouvement avversa al regime allora dominante, riuscì a costringere Atahotel  a togliere il disturbo. Con il risultato che la cittadina perse l'occasione del rilancio termale.

Oggi invece il superhotel sembra non spaventare più. Anzi, pare che la sua riqualificazione non sia recepita come un fattore di concorrenza. Può darsi che nel frattempo qualcuno abbia maturato convinzioni diverse oppure è dimostrato ancora una volta che in Valle d'Aosta si preferisce la mano pubblica all'iniziativa privata.