| Il PDL entra in maggioranza regionale |
|
|
|
| Mercoledì 06 Aprile 2011 |
IL PDL ENTRA NELLA MAGGIORANZA REGIONALEPer ora ne prendo atto e in fede alle indicazioni dei nostri elettoriLeggevo nei giorni scorsi sui giornali alcune dichiarazioni che parlavano di “svolta epocale” in Regione. Gli unici fatti epocali che abbiamo vissuto in queste ultime settimane sono su scala mondiale e mi riferisco in particolare al Giappone, colpito da un terremoto la cui intensità così forte non era mai stata registrata, e alla guerra al regime di Gheddafi, evento nel quale l’Italia sta ricoprendo un ruolo importante. Lo scenario politico regionale, invece, non ha registrato proprio nulla di epocale, se non il fatto che molti elettori di centrodestra stanno constatando con preoccupazione l’esistenza di un minimalismo senza precedenti, talmente evidente che rasenta lo zero assoluto. La legge elettorale regionale (2007) stabilisce la presentazione preventiva della lista (o della coalizione) e del relativo programma agli elettori che, esprimendosi attraverso il voto, decidono chi è deputato a governare la Regione e chi è assegnato alla minoranza. IL PDL si è presentato alle elezioni regionali del 25 maggio 2008 con un programma chiaro e inequivocabile, di cui voglio - non per il gusto di tediarvi, ma per rinfrescare la memoria di qualcuno - rileggere in quest’aula una breve parte dell’introduzione. “Da tempo i valdostani auspicano un cambiamento nei modi del Governo regionale, da tempo sono illusi che per cambiare sia necessario tempo. Noi affermiamo che non è solo una questione di tempo – ne è passato in abbondanza! – ma anche e soprattutto una questione di uomini e di idee. Coloro che hanno governato finora la Valle d’Aosta hanno dimostrato di essere ispirati principalmente da logiche clientelari, che poco hanno a che vedere col benessere collettivo e con l’efficienza del sistema. La politica di governo nella nostra Regione è stata fino ad ora fine a sé stessa; scopo principale creare facile consenso elettorale a prescindere dalle reali esigenze di sviluppo della comunità valdostana. L’UV e i suoi alleati autonomisti hanno fatto l apolitica per sé stessi, la politica degli incarichi e delle consulenze che servono solo a beneficiare gli amici degli amici. Il cartello autonomista (UV, SA e FA) è una coalizione distinta e distante in termini programmatici dal PDL. Chi ha votato nel 2008 gli uni non intendeva certamente sostenere gli altri e viceversa. Il contenuto dei rispettivi programmi è ben diverso. La forzatura della lettera e dello spirito della legge elettorale che oggi si vuole imprimere con il cosiddetto “allargamento” non è sanzionabile sotto il profilo giuridico ma avrà inevitabili conseguenze sotto l’aspetto politico. È un atto d’infedeltà nei confronti del corpo elettorale: egoisticamente guardo con preoccupazione al nostro elettorato (e non a quello del cartello), visti i malumori che ho raccolto in questi mesi da molte persone. Non sono l’unico malpancista come qualcuno mi ha amorevolmente definito nelle colonne del Peuple; ce ne sono migliaia di malpancisti come me e sono anche arrabbiati. Anche tra le vostre fila, ma di voi non mi preoccupo. Dicevo che molti nostri elettori stanno assistendo attoniti al fatto che il PDL – o, meglio, chi ne regge le sorti in sede locale – dopo mesi di rincorsa spasmodica per conseguire l’inserimento nella coalizione di maggioranza, abbia ottenuto l’anelato e fatidico assenso dalle componenti autonomiste. Assenso che oggi viene consacrato con una chiacchierata sull’argomento, una chiacchierata che pur avendo una sua valenza formale perché svolta in quest’aula, resta comunque sempre e solo una summa di parole. Le perplessità e il disappunto che non ho mai celato sull’ingresso in maggioranza del PDL trovano oggi un’altra e immediata conferma nel titolo dell’ordine del giorno che non fa un cenno alcuno alla sostanziale revisione del programma di legislatura, né all’introduzione specifica di punti salienti del nostro programma elettorale e manca inoltre di un vero e proprio documento politico tra le parti. La “nuova situazione politica” presentataci dal presidente della Regione si traduce nell’accettazione incondizionata da parte del PDL di un programma di governo ideato e sostenuto da forze politiche completamente diverse dal PDL: per origine, per idealità, per principi e per obiettivi. Al quale si aggiunge inoltre l’accettazione, altrettanto incondizionata, di riconoscersi nella Giunta regionale che non viene scomposta di una virgola. Ovviamente senza assessori azzurri. “Orgogliosi di essere italiani” e “Rien a fêter” sono due slogan che riassumono efficacemente la grande differenza tuttora vivida tra l’area di centrodestra e quella tipicamente localista. L’infelice dichiarazione del presidente dell’UV alla vigilia del 17 marzo, giorno celebrativo del 150° anniversario dell’Unità dell’Italia, ci ha fatto capire la profonda distanza culturale e politica che ci separa su un argomento come questo, l’appartenenza a un popolo – quello italiano -; questione che non è di secondaria importanza e che molti di voi ancora rifiutano o tendono a strumentalizzare per mera convenienza di parte. D’altronde l’esordio delle consultazioni sezionali da parte dell’UV è stato scandito dalle parole chiare e forti del presidente della Regione, riportate fedelmente da La Stampa del 3 febbraio scorso, secondo il quale l’alleanza con il PDL conviene all’UV perché “il Governo (Berlusconi) è debole e ci fa comodo, barcamenandosi tra scandali e fiducie risicate”. Sono considerazioni pesanti che deridono l’interlocutore politico e che hanno offeso il PDL e i suoi elettori. È questa è la realpolitik, quella tipica di chi usa il potere fine a sé stesso, aspetto deteriore della politica che ha abbagliato anche qualche collega pidiellino? Numerosi iscritti e simpatizzanti del PDL mi hanno poi evidenziato come il partito non abbia mai convocato un’assemblea generale o delle consultazioni territoriali, lasciando una decisione di questo peso nelle mani di un paio di persone che hanno agito per conto di tutti ignorando qualsiasi istanza della base. È quindi meglio stendere un velo pietoso sulla nostra democrazia interna, oggi inesistente secondo le moderne logiche dell’assolutismo, invero ben poco illuminato. L’area di centrodestra, rappresentata in Regione dal PDL, assiste attonita a una clamorosa rinuncia alla propria identità, nel nome di un’operazione della quale non si ritrovano contenuti politici. Un aspetto ulteriormente originale è che la coalizione che oggi incorpora il PDL ha ribadito “che il nucleo portante della nuova maggioranza sarà comunque costituito dalle tre forze regionaliste che si sono presentate in coalizione alle elezioni del 2008 e hanno dato assicurazione al senatore Fosson che potrà esprimere al Senato il voto che meglio contribuisce a valorizzare l’autonomia e la specificità della Valle d’Aosta, senza obbligo di voto a favore del Governo Berlusconi”. Le tre forze regionaliste non solo non rinunciano alla propria identità, ma addirittura rafforzano la loro coesione nel rapporto nei confronti del quarto partner di maggioranza, confermano il loro programma (che non è il nostro) e la compagine di governo e autorizzano – se necessario o anche solo opportuno - il senatore valdostano a votare contro Berlusconi, relegando il PDL valdostano a un ruolo marginale. L’impressione che se ne ricava, soprattutto da parte dei nostri elettori, è che il PDL si stia svendendo e assoggettando completamente all’UV e ai suoi partner. Avrei ritenuto più dignitosa una proposta diretta d’iscrizione all’UV: l’affermazione può apparire provocatoria ma rende bene l’idea del minimalismo di cui parlavo prima. In questi tre anni di legislatura non ci sono stati segni tangibili di discontinuità col passato: a parte l’insediamento di un amministratore unico presso la Casa da gioco (proposta già formulata dal nostro gruppo nel gennaio 2008, ben sette mesi prima che s’insediasse la nuova Giunta), c’è una sostanziale perpetuazione dei metodi del passato (costituzione di altre s.p.a. a controllo regionale, nelle quali si effettuano assunzioni su chiamata, consulenze a raffica) accentuata da una concentrazione di decisioni in capo a una sola persona e da una dipendenza sempre più marcata della comunità dai suoi voleri. Il programma PDL presentato alle Regionali 2008 era notevolmente critico nei confronti del modus operandi della maggioranza uscente e si proponeva come nettamente alternativo ad esso. I nostri canoni basilari di alleggerimento della mano pubblica nella società locale (MENO REGIONE E PIÙ RAGIONE) oggi vengono ignorati e gettati nel nome di un accordo (c’è un foglio che sancisce un’intesa o un qualcosa di simile?) che non dà una minima garanzia di cambiamento a noi e ai nostri elettori. Mi hanno chiesto da più parti e a più riprese: cosa farà il PDL in maggioranza? Quali svolte “epocali” sarà in grado di imprimere a questa società che soffre da tempo di un preoccupante immobilismo? Un attento elettore mi ha spontaneamente rimarcato che il compito pidiellino rischia di essere senz’arte né parte, perché non c’è alcuna possibilità di dimostrare, nei due anni che residuano al termine della legislatura, di concretizzare idee e progetti propri del programma presentato e votato dai nostri sostenitori o di cooperare all’esecuzione del medesimo – o di parte di esso – attraverso un nostro componente in Giunta. La prima forza politica italiana e che esprime il Capo del governo è stata trattata, in Valle d’Aosta, come l’ultimo dei servi sciocchi in un cospetto feudale. La mediazione di Fédération e in particolare del suo capogruppo, che ha un’elevata capacità di spostamento nell’assetto politico domestico (da ni droite ni gauche, a soit droite que gauche), si è rivelata disastrosa e sicuramente improduttiva per il PDL. “Il PDL non cerca poltrone” ha sostenuto qualcun altro dall’alto della sua protervia intellettuale, dopo essersi garantito la riconferma della propria. E gli organi di stampa ne sono buoni testimoni. Nei giorni scorsi il coordinatore regionale mi ha parlato con entusiasmo dell’allargamento in itinere, sventolandomi una velina Ansa del 25 marzo (di cui vi ho letto sopra un passaggio significativo) come se si trattasse di un evento unico e inimmaginabile. A questo punto mi è sorto un dubbio: o io non sono più in grado di intendere e di volere oppure lui è a conoscenza di fatti che mi vengono taciuti. Mi sono sforzato di capire, in questi mesi, quale sarà il punto d’approdo per il PDL. Per ora vedo solo acqua da tutte le parti (e per una volta non mi riferisco a centrali o centraline idroelettriche). Così come una quota significativa dei nostri elettori non vede alcun principio politico in questa operazione e tantomeno alcuna strategia di crescita per il partito. Probabilmente c’è chi ha già incassato qualche vantaggio personale, in termini di interessi o di affari propri o di propri amici, o ancora è in attesa di ricompense promesse; ma questa è politichetta, fatta di piccole gratitificazioni, incarichi, consulenze et similia. Politichetta con la P minuscola, che perpetua i metodi del passato e non persegue quegli obiettivi almeno un po’ più moderni e più nobili di cui la comunità valdostana meriterebbe di vedere la realizzazione. Caro Massimo, mi rivolgo a te, persona con la quale ho sempre avuto un dialogo franco e aperto e persona alla quale ho sempre espresso tutte le mie perplessità e difficoltà a riconoscere la validità di un simile compromesso. Sei il capogruppo regionale e hai un ruolo fondamentale nell’ambito del gruppo e del partito: non ci si può accontentare di un inciucietto di palazzo, a queste condizioni indecenti, per etichettarlo come risultato politico. Ti esprimo tutta la preoccupazione di quei nostri elettori che si sentono smarriti e non hanno capito le ragioni di questa scelta. Prepárati a lavorare molto per recuperare quel consenso che, con questo passaggio incomprensibile per i nostri elettori, rischiamo seriamente di perdere nel tritacarne elettorale. E, come ben sai, le prossime consultazioni non sono così lontane. Non ho pregiudiziali nei confronti dell’UV, voglio sottolinearlo. Certamente non mi aspettavo un’umiliazione di questo tipo, a zero tituli direbbe Mourinho, e auspicavo – ma sono rimasto una voce inascoltata – un percorso di preparazione più attento e più comprensibile per tutti con eventuali ipotesi di fattibilità per il 2013. Le tappe sono state invece bruciate con forza e imperio, utilizzando addirittura l’alibi di Berlusconi che avrebbe personalmente dato il suo placet a questa operazione. Oltre a non sapere come sia stata realmente rappresentata al Presidente del Consiglio la realtà valdostana (questo rimane uno dei tanti misteri che aleggiano nel partito e che rimangono senza risposta), non mi risulta ch’egli abbia dedicato molto del suo tempo e dei suoi pensieri a una regione che non ha mai visitato negli ultimi vent’anni, se non in via occasionale e privata al congresso della Democrazia Cristiana delle Autonomie (Rotondi) nell’ottobre 2006. Non fate però sapere al Presidente Berlusconi su quali basi concrete e concordate si è conclusa la trattativa perché il PDL valdostano non ci farebbe e non ci fa certo una bella figura! Sono costretto a prendere atto – e oggi mi limito a prendere atto - della situazione politica che si è venuta a creare in Consiglio regionale. È una maggioranza geneticamente contro natura, nei confronti della quale mi comporterò osservando scrupolosamente due principi: 1) la facoltà operativa offerta dalla Costituzione in merito al mandato elettorale, che non è soggetto ad alcun vincolo imperativo; 2) i principi del programma presentato dal PDL agli elettori che hanno indicato a quattro consiglieri regionali di rappresentare dignitosamente ed efficacemente la nostra area politica e di portare avanti il nostro programma nella massima istituzione valdostana. Questa è la bussola che ha guidato e che continuerà a guidare il mio agire in politica. |