RIFIUTI IN VALLE D’AOSTA: DALL’URGENZA ALL’EMERGENZA
La Regione scopre il FUOCO
Dopo anni di analisi, studi e chiacchiere si è finalmente acquisita la consapevolezza che la valorizzazione energetica della frazione indifferenziata è, ad oggi, l’unica soluzione praticabile.
Nel rispetto dell’ambiente e della salute umana.
I nuovi orientamenti stabiliti dal Consiglio regionale con la deliberazione 639 del 25 giugno 2009
- valorizzazione energetica dei rifiuti
- non smantellamento della discarica di Brissogne, evitando l’avvio dei rifiuti estratti a un impianto di termovalorizzazione
- sperimentazione di tecnologie innovative per la produzione di un combustibile da rifiuto (CdR) da destinare alla valorizzazione energetica, anche in impianti di cogenerazione e teleriscaldamento
La Vallée accumula, giorno dopo giorno, tonnellate di rifiuti e non può più permettersi di cacciarli sotto terra: il centro di conferimento di Brissogne è ormai saturo e la realizzazione di un quarto lotto (l’ultimo) sopporterà un’autonomia di stoccaggio comunque limitata. La raccolta differenziata di carta, plastica, vetro e alluminio consente la selezione di una porzione importante della nostra spazzatura, ma la frazione indifferenziata non può continuare a essere stratificata nella discarica alle porte del capoluogo.
Dopo anni di chiacchiere, di studi, di approfondimenti e di analisi di ogni sorta, il Consiglio regionale ha finalmente preso coscienza che esiste un elemento, il fuoco, che opportunamente utilizzato può dare una concreta soluzione a questo problema. A onor del vero, esso viene già largamente impiegato altrove, nelle regioni italiane ed europee più avanzate, dove la qualità della vita è di livello superiore.
Il nostro immaginario non deve però fossilizzarsi sui vecchi inceneritori di trent’anni fa, nella cui pancia ardeva di tutto e che sbuffavano nell’aria diossina e veleni d’ogni sorta. Oggi la soluzione ha un nome più elegante – termovalorizzatore – e pur funzionando sul medesimo principio della combustione, prevede un complesso sistema di preparazione dei rifiuti, un accurato filtraggio dei fumi e un altrettanto scrupoloso trattamento delle ceneri residue. La prima preoccupazione, sulla quale c’è una ovvia unanimità di opinioni, resta la salvaguardia della salute umana e dell’ambiente. In questo senso realtà alpine, come Bolzano e Vienna, o padane, come Bologna e Brescia, ci regalano esempi virtuosi e consolidati. I termovalorizzatori non sono ecomostri: non osiamo pensare che queste comunità e i loro amministratori (non ci interessa che siano di destra o di sinistra) siano talmente spregiudicati e imprudenti da avere sottovalutato il fattore ambientale e quello umano.
È così che il parlamentino valdostano è riuscito a stabilire nuovi e precisi orientamenti per definire un sistema di trattamento di rifiuti più moderno e soprattutto adeguato alle esigenze della nostra valle. E il primo indirizzo riguarda proprio la valorizzazione energetica dei rifiuti, ovvero la loro combustione qualificata per ridurne la consistenza e soprattutto per generare energia termica o elettrica, anche in impianti di cogenerazione o teleriscaldamento, nell’ambito di un ciclo integrato e funzionale.
La decisione del Consiglio Valle è stata approvata anche dal gruppo PDL, in forza delle ragioni sopra sintetizzate. Resta tuttavia l’incognita dei tempi, sui quali né l’assessore delegato né il presidente della Regione si sono sbilanciati: l’auspicio è che questa svolta politica non si riduca a mere affermazioni di principio da imprimere sulla carta ma riesca a concretizzarsi quanto prima allo scopo di dare una risposta efficiente e sostenibile al problema dei rifiuti in Valle d’Aosta. Anche perché il nostro pattume non svanisce al semplice tocco di una bacchetta magica. (INTERPELLANZA)
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