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Domenica 14 Agosto 2011 |
I TAGLI ALLA POLITICA
Lo Statuto valdostano non è scritto sulla pietra
L'emergenza nazionale non può vederci indifferenti o addirittura stizziti se lo Stato ci chiama a concorrere alla riduzione della spesa pubblica e soprattutto a tagliare, anche noi in Valle d'Aosta, i numeri e i costi della politica. La Regione e gli enti locali valdostani devono contribuire a fare la loro parte, secondo gli indirizzi definiti dal Governo e dal Parlamento.
Chi si scandalizza della manovra varata del Consiglio dei Ministri dimostra di credere ancora di vivere nel paese di Alice e, analogamente, chi si oppone pervicacemente anteponendo la carta statutaria quale dogma invalicabile per qualsiasi norma statale che includa anche il nostro ordinamento evidenzia una difesa ormai anacronistica e insostenibile di una situazione politica che non ha ragion di permanere così com'è.
Condivido, nell'insieme, le disposizioni rigoriste che il Governo Berlusconi ha previsto per tutti gli organi politici e per tutti gli enti territoriali d'Italia.
Non c'è da meravigliarsi, quindi, se il Consiglio Valle e la Giunta regionale dovranno ridurre il numero dei componenti, se molti piccoli Comuni saranno accorpati ad altri per avere una giustificazione demografica che non consenta la loro esistenza in termini istituzionali, se gli emolumenti di coloro che ricoprono incarichi politici subiranno una drastica revisione al ribasso.
Lo Statuto valdostano deve semplicemente adeguarsi al nuovo corso imposto dai fatti, ovvero da una crisi senza precedenti che investe l'Italia, l'Europa e il mondo nella sua globalità. E l'adeguamento consiste nella modifica di alcune sue norme che il Consiglio può effettuare in tempi rapidi e con quella consapevolezza politica che una situazione del genere richiede a chi detiene ruoli di amministrazione e di responsabilità pubblica.
Il nostro statuto non è intoccabile, non è scritto su tavole di pietra come i Dieci comandamenti; a maggiore ragione in un caso di emergenza grave e diffusa come quello che stiamo vivendo.
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