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Mercoledì 07 Settembre 2011 |
LA DESTRA IN VALLE D’AOSTA
Speriamo che sia di destra
In Valle c’è bisogno di destra, di una destra autentica, nei valori e nei principi. Il centrodestra valdostano, oggi rappresentato dal PDL, domani chissà, ha perso ogni connotato della destra ed è stato affogato, da chi pretende di condurlo, nella marmellata autonomista; abdicando con ciò a ogni ideale e a ogni obiettivo che si era prefissato presentandosi l’ultima volta all’elettorato regionale.
Il PDL è oggi centro, al centro di non si sa che cosa, forse di quell’area ampia, annacquata e straripante di concetti localistici che appartengono nella loro originalità al solo movimento che da sempre li sostiene e li rivendica. Concetti, molti dei quali ormai anacronistici, che sono fotocopiati e ripetuti noiosamente dagli altri partiti che stanno alla sua corte.
La rinascita di una destra in Valle d’Aosta non può essere quindi che benefica e stimolante soprattutto per un PDL così ridotto, dal quale è comprensibile l’immediato distinguo fatto da Paolo Dalbard. Basta guardare al Comune di Aosta, al cui governo dovrebbe pulsare un’anima di centrodestra e la cui ultima sortita è invece il contributo riconosciuto anche alle giovani coppie gay. Nulla di personale contro le tendenze sessuali diverse, ma un’iniziativa come questa sarebbe stata più consona a una giunta di stampo zapaterista.
A Paolo auguro buon lavoro. È un valdostano ‘doc’ che ha sempre ripudiato le contraddizioni del sistema di potere locale e che ha comunque il pregio di dire le cose “pane al pane e vino al vino”. A lui l’arduo compito, forse nemmeno troppo, di riportare un po’ di destra in una regione dove la massima aspirazione è quella di "essere omologati" e dove il canovaccio che si propone è sempre lo stesso, chiunque si cimenti nel tenerlo.
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