| Balle virtuose sul trattamento a caldo dei rifiuti |
|
|
|
| Martedì 25 Ottobre 2011 |
SUI SISTEMI DI TRATTAMENTO A CALDO DEI RIFIUTIBalle virtuose da respingere al mittente
La campagna menzognera messa in atto contro il previsto impianto di pirolisi e gassificazione in Valle d’Aosta perde di credibilità di giorno in giorno ed emerge chiaramente che la buona fede dei firmatari della petizione viene utilizzata strumentalmente solo a fini politici. La disinformazione dilagante in questo periodo tende a colpire emotivamente i cittadini, infondendo in loro il timore di un pericolo imminente per la salute umana e per l’ambiente che si potrebbe avverare qualora si realizzasse il cosiddetto pirogassificatore. Falsità gratuite, senza fondamenti scientifici, ma ricche di contenuti ideologici. Il vero elemento inquinante è l’ideologia fondamentalista che snatura lo stesso concetto di ecologia e diffonde notizie tendenziose e allarmanti. Torniamo a Bolzano, località alpina con caratteristiche orografiche e climatiche simili ad Aosta: lì funziona da anni un termovalorizzatore (ora ne stanno costruendo un secondo), le cui emissioni in atmosfera sono monitorate accuratamente. I rilevamenti effettuati nell’ultimo quinquennio, attraverso trenta stazioni dislocate in tutta la provincia, hanno comprovato alcuni fenomeni importanti: 1) gli inquinanti più critici, come i PM10 e gli ossidi di azoto, sono in costante diminuzione, tanto che la situazione del capoluogo altoatesino è risultata migliore rispetto ad altre realtà limitrofe italiane (Trento e Verona) e della vicina Austria (Innsbruck, Klagenfurt, Graz); 2) le zone dove si condensano maggiormente le particelle tossiche sono in prossimità delle grandi arterie stradali (in particolare, l’autostrada del Brennero) e dei centri urbani, dove si registrano rispettivamente i più intensi flussi veicolari e dove esistono numerosi impianti per il riscaldamento degli edifici. La concentrazione di inquinanti in queste aree è dieci volte superiore rispetto a quella circostante l’inceneritore di via Amba Alagi; 3) la Provincia ha adottato un piano di risanamento, sulla base di indicazioni precise della UE, per limitare il traffico veicolare e per vietare la circolazione di mezzi con motori a combustione vecchia, favorendo il rinnovo del parco auto. L’occhio vigile degli analisti si è rivolto anche al cosiddetto particolato ultrafine (UFP, con dimensioni tra i 50 e i 140 nanometri), che si presume dannoso per la salute visto che le particelle sono molto piccole e possono raggiungere gli alveoli polmonari: gli studi e i riscontri epidemiologici permettono solo stime indirette sulle patologie cardiovascolari e respiratorie e, per ora, si possono azzardare solo ipotesi di correlazione tossicologica. Queste nanoparticelle possono trovare origine addirittura nella fotochimica, vale a dire a causa dell’irradiamento solare, e sono metastabili, cioè si modificano repentinamente con condizioni climatiche e ambientali differenti. Il trattamento a caldo è oggi una tecnologia utile nella filiera della gestione dei rifiuti come è altrettanto ovvio è che esso sia sorgente di polveri sottili. Fermo restando i limiti di legge per l’emissione da inceneritori (Direttiva 2010/75/EU), i valori medi esaminati in quattro impianti italiani sono risultati sostanzialmente stabili e di gran lunga inferiori alle soglie di tolleranza normativa. Si sono verificati “picchi” solo quando i filtri a manica sono stati soggetti a pulizia mediante forti getti d’aria compressa. I moderni filtri a manica (Remedia) hanno un’elevata capacità di abbattimento dei fumi emessi (99,9%) e trattengono anche le UFP. Ciò ha permesso di accertare che le emissioni da incenerimento sono irrilevanti rispetto a quelle censite lungo gli assi autostradali, anche a 400-500 m dalla carreggiata. Diverso è invece il caso degli impianti a biomasse, normalmente sprovvisti di filtro a manica, con una diffusione in cielo di nanoparticelle molto più elevata. In genere bruciano legno o cippati, sono centralizzati (come quello di Morgex, per fare un esempio), ma nella categoria rientrano a pieno titolo anche stufe, caminetti tradizionali e caldaie a pellet: sono sistemi molto inquinanti e sarebbe indispensabile la filtrazione al camino anche sugli impianti di piccola e media taglia. La legislazione di riferimento è oggi ancora blanda ma è prevedibile un irrigidimento nei prossimi anni. In conclusione tutti gli analisti che si sono dedicati alla qualità dell’aria di Bolzano hanno concordato sul fatto che dal 2006 ad oggi essa sia migliorata notevolmente, individuando tra le cause primarie dell’inquinamento il vorticoso traffico di automezzi, specie quelli pesanti (camion e autotreni), lungo la direttrice del Brennero nonché la combustione domestica nella stagione fredda. L’inceneritore è stato praticamente assolto. Non è necessario essere degli scienziati per comprendere che un impianto “a caldo” non purifica l’aria ma è altrettanto indispensabile ricordarsi che ogni attività umana, anche la più banale, basata su qualunque forma di combustione rilascia sostanze più o meno nocive nell’atmosfera che potrebbero avere implicazioni patologiche sul nostro organismo. Anche una “sana” grigliata – un piacere culinario apprezzato da molti – è da tempo sotto accusa per le sue potenziali conseguenze sulla salute. La cottura alla brace fa sì che gli alimenti, soprattutto la carne rossa, sprigionino sostanze dannose e cancerogene: ammine eterocicliche, idrocarburi policiclici aromatici e anche diossina. E sembra altresì che eccedere nel consumo di cibi così cucinati aumenti il rischio di alcuni tumori, secondo quanto documentato da uno studio dell’americana Food Standards Agency: due ore di barbecue - il tempo di cottura di 4 bistecche, 4 petti di tacchino e 8 salsicce - rilasciano nell’aria una quantità di diossina pari a 220mila sigarette, un livello di sette volte superiore a quello ammesso per gli inceneritori. |