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Il governo di SuperMario PDF Stampa E-mail
Sabato 19 Novembre 2011

IL GOVERNO DI MARIO MONTI

Dotti, medici e sapienti

Il celebre brano di Edoardo Bennato, riportato nel titolo, potrebbe essere la colonna sonora del nuovo Governo Monti. La tecnocrazia ha messo in panchina la politica, evidentemente perché questa non è stata capace di gestire fino in fondo la difficile situazione che stiamo vivendo.

Il governo d’impegno nazionale (sic!) era nell’aria da tempo, invocato anche da frange del centrodestra, e alla fine ha costretto Berlusconi alle dimissioni. Ora non c’è più una maggioranza politica, c’è una maggioranza parlamentare: è un dato paradossale che non ha precedenti nella storia del Parlamento e che avrà nello stesso Parlamento un terreno di confronto essenziale.

L’aspetto più singolare di una fase ormai conclusa è che Berlusconi, paladino del capitalismo e del libero mercato, abbia dovuto gettare la spugna proprio a causa dell’esasperazione deformata e devastante di questi modelli.

L’Europa sta soccombendo di fronte alle turbolenze delle speculazioni finanziarie in atto su tutti i mercati internazionali, che oltre a massacrare i piccoli risparmi dei cittadini, spazzano via i governi degli Stati nazionali di cui oggi è lecito chiedersi quanta sovranità abbiano ancora.

Il vecchio continente, che qualche secolo fa colonizzava ogni lembo del mondo, vede la sua economia precipitare in una competizione – libera e spesso incontrollata - con quelle dei paesi emergenti e di nuove realtà geopolitiche che stanno sconvolgendo gli equilibri planetari.

Senza sottovalutare che gli Stati europei sono oppressi da pesanti debiti nei propri conti pubblici, circostanze insostenibili e alle quali vanno posti rimedi energici se si crede ancora alla UE e all’euro.

Il boccino è passato ora nelle mani di SuperMario, che ha raccolto anche la fiducia del PDL nonostante il peccato originale che affligge qualunque esecutivo che non sia espressione di una forte legittimazione diretta, popolare, elettorale.

Per ora il neo premier ha snocciolato il sommario di un programma di governo del quale conosceremo quanto prima i dettagli, vale a dire le misure che intende intraprendere e i relativi effetti sul nostro contesto socio-economico.

Ho l’impressione che i dotti, medici e sapienti che compongono l’esecutivo Monti e i cui emolumenti innalzano, tra l’altro, i costi della politica visto che non si tratta di eletti, siano pronti a propinarci una medicina amara: spero solamente che, se questo è ciò che ci tocca, oltre a svolgere una robusta azione terapeutica tale rimedio non si riduca nell’ennesimo aumento indiscriminato della pressione fiscale e abbia invece il coraggio di affrontare il vero nodo del problema, ovvero la riduzione dell’enorme apparato pubblico e istituzionale (leggi politico), i cui numeri sono esageratamente sovrabbondanti e i cui costi sono ormai insostenibili.

Sono rimasto sbalordito nel sentire SuperMario affermare che “l’esenzione dell’Ici sulla prima casa sia un’anomalia tutta italiana” e sono convinto che, come me, nutrano più di qualche preoccupazione anche i milioni di proprietari di abitazioni principali che ci sono in Italia e che magari le hanno realizzate o acquistate con enormi sacrifici personali.

Confido nel fatto che il PDL sappia mantenere ferma la contrarietà nei confronti di interventi governativi che incrementino il peso dello Stato sulla vita dei cittadini, peso politico e fiscale insieme, compromettendo i beni e i risparmi delle famiglie. Evitando con tutte le energie possibili ciò che preconizza Maurizio Belpietro su Libero, dove scrive “Di sicuro, per ora, ci sono le tasse”.

Il grande sforzo nazionale, come ha sottolineato Alfano, deve essere indirizzato verso obiettivi compatibili con i conti dell’emergenza, ma in un contesto di libertà e di rispetto per un popolo che si esprime in un’imprenditoria tra le più operose e avanzate del mondo occidentale, e una capacità di lavoro e di competenza nell’industria e nei servizi che non temono confronti.

Bene ha fatto Berlusconi a ribadire che “votiamo la fiducia ma valuteremo ogni singolo provvedimento. Bisogna andare avanti con la riforma della giustizia, del fisco, dell’architettura costituzionale e con le intercettazioni. In ogni caso siamo contrari alla patrimoniale”.

Sarà infine interessante verificare, giorno per giorno, se e in quale maniera saranno portate avanti le riforme e le azioni che il centrodestra lascia in eredità all’esecutivo tecnico.

• La legge di stabilità al cui interno sono inserite le 39 risposte alle altrettante domande della Commissione europea. Si tratta del maggiore impegno assunto dal Paese con l’Europa.

• Il pareggio di bilancio da conseguire nel 2013.

• La doppia manovra estiva con gli interventi su fisco, previdenza e mercato del lavoro (argomento che approfondiamo a parte).

• Il piano per le infrastrutture, sul quale il centrodestra ha puntato fin dall’inizio attraverso la legge obiettivo, e che non è certo rimasto a livello di intenzioni: basta ricordare l’alta velocità, la Tav, il passante di Mestre, la Salerno-Reggio Calabria, la Pedemontana, il terzo valico Genova-Nord Europa, e molto altro. Bene: sulle infrastrutture sia Monti sia Corrado Passera attribuiscono il ruolo centrale nel rilanciare la crescita.

• Scuola e università. Monti intende non solo mantenere ma implementare la riforma Gelmini estendendo a tutti i livelli i criteri meritocratici (test Invalsi) e completando l’attuazione dei decreti attuativi.

• Riforma fiscale. Anche questa citata più volte: la delega del precedente governo verrà attuata, a cominciare dal suo principio fondante, lo spostamento del peso delle tasse dai redditi ai consumi, dalle persone alle cose; con il disboscamento delle varie centinaia di sgravi spesso ingiustificati.

• Riforma del lavoro. In perfetta continuità con il governo Berlusconi si legge chiara nelle parole di Monti l’intenzione di scardinare quel complesso di norme che ingessano da decenni il mercato del lavoro (“alcuni fin troppo tutelati”) e affondano la produttività del Paese. La volontà espressa dal neo-premier di spostare il baricentro della contrattazione in direzione aziendale sta esattamente sulla strada battuta dal nostro governo con il tanto contestato articolo 8 della manovra estiva e la detassazione dei premi di produzione e del lavoro straordinario.

• Costi della politica. Conferma dei tagli ai privilegi degli eletti, e soprattutto della abolizione delle province: per ora con il trasferimento delle loro competenze alle regioni o ai comuni, e quindi con una necessaria legge di riforma costituzionale. E’ lo stesso percorso deciso dal centrodestra e in particolare dal Pdl. E qui vale la pena di ricordare che tutto ciò, con l’aggiunta della riduzione dei parlamentari e della fine del bicameralismo perfetto, era già stabilito dalla riforma istituzionale approvata dal governo Berlusconi 2001-2006, e poi cancellata dalla sinistra. Che portò in piazza Oscar Luigi Scalfaro con lo slogan “difendiamo la Costituzione”.

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