Links

Consiglio V.d'A.
PDL

PDL, la successione a Bongiorno PDF Stampa E-mail
Mercoledì 30 Novembre 2011

LA SUCCESSIONE NEL PDL VALDOSTANO

Promoveatur ut amoveatur

La nomina di Giorgio Bongiorno ad amministratore delegato della Deval (a proposito, congratulazioni e buon lavoro!) costituisce il prezzo che il Presidente della Regione ha pagato al PDL in cambio dell’appoggio incondizionato al suo esecutivo. L’assenza di obiettivi strategici condivisi e, ancor meno, di partecipazioni nella Giunta regionale è stata remunerata con un posto di sottogoverno. Il primo, forse l’unico di questa taglia.

Così ha deciso a suo tempo il triumvirato alla testa del PDL valdostano. E così Rollandin ha estinto la sua obbligazione, concedendo una posizione apicale in una società totalmente controllata da CVA, dalla quale dipenderanno le scelte aziendali e gli input esecutivi da affidare al neo amministratore delegato.

Bongiorno dovrebbe ora lasciare la poltrona di coordinatore regionale del partito. Non tanto per una questione etica, perché ci sono illustri esponenti di altri partiti che siedono tranquillamente in enti o società partecipate dalla Regione: da questo punto di vista, egli potrebbe comunque mantenere il ruolo affidatogli da Berlusconi dieci anni fa, in ossequio a quella tradizione valdostana che vede il primato della politica in ogni angolo della vita sociale ed economica della comunità.

Bongiorno sarà però costretto a lasciare la poltrona di coordinatore regionale, perché i pretendenti al “trono” glielo hanno imposto come contropartita al suo esilio dorato. L’aspetto più interessante sarà vedere ora come gli antagonisti si porranno quando ci sarà l’apertura della successione: quell’apparente sintonia che sembra esistere tra essi cela, a mio avviso (ma posso sbagliarmi), un’identica bramosia per conseguire l’ambita poltrona.

Un anno fa, era proprio questo il periodo, si suggellava – con tanto di cronaca pubblica – l’accordo su chi avrebbe fatto il capo e chi il vice capo. Nei 360 giorni che sono nel frattempo trascorsi, la consapevolezza che il capo sia più importante del vice capo è diventata l’assillo delle menti in competizione.

Se il carisma, le idee e le capacità sono generalmente i fattori sui quali si misura la propensione alla leadership, mi sembra qui di scorgere solamente una corsa affannosa per conquistare il vertice: un atto dimostrativo per comunicare urbi et orbi il nome di chi assumerà il comando nel partito.

Non mi pare, purtroppo, di cogliere differenze nei contenuti e nei metodi tra le parti in competizione: l’imperativo è “siamo in maggioranza e ci restiamo a qualunque costo”; d'altronde gli obiettivi per i quali ci eravamo proposti nel 2008 all’elettorato sono evaporati il 6 aprile 2011.

Il congresso, se e quando sarà indetto, servirà allora unicamente a contare chi ha collezionato più tessere? Oppure si troverà, ancora una volta, un espediente che scavalcherà la volontà degli iscritti?