| Regione, Giunta pressoché monocolore |
|
|
|
| Martedì 14 Febbraio 2012 |
REGIONE, GIUNTA PRESSOCHÉ MONOCOLOREVedo nero, anzi rossoneroLe dimissioni di Lavoyer e la conseguente avocazione della materia finanziaria e di bilancio da parte del Presidente Rollandin, fermo restando l’unico amministratore non unionista Marco Vierin, ci propongono un quadro ormai monocolore della Giunta regionale. Incluso il “tecnico” della Sanità. La maggioranza regionale è sorretta da quattro partiti, di cui solo uno detiene il controllo pressoché assoluto dell’amministrazione: se il rapporto era già sbilanciato prima, la situazione odierna si presenta ancora più squilibrata. E, ad appesantire il contesto, c’è anche un presidente del Consiglio Valle che, ancorché “super partes” sulla carta, è di indubbia matrice rossonera. Eppure l’UV non ha la maggioranza assoluta dei seggi in Regione, perché gli scranni da essa occupati sono diciassette su trentacinque, e gli alleati contano dieci consiglieri, di cui quattro del gruppo PDL. Poco importa se il mio pensiero viene inteso strumentalmente come un’idiosincrasia verso il leone rampante; intendo comunque evidenziare la netta sperequazione che esiste oggi a svantaggio degli alleati dell’UV. L’egemonia unionista avrà pur sempre caratterizzato le ultime Giunte, ma non nella misura straripante che si può constatare in questa edizione. Questo fenomeno denota la debolezza interlocutoria e strategica degli alleati che per errori grossolani, per dimissioni doverose o, ancora, per il timore di fare valere le proprie posizioni, lasciano continuamente ampi spazi di terreno al dominio del leone. È quanto mai triste il comunicato diramato dalla cosiddetta “assemblea degli eletti” del PDL, nel quale si rinuncia ora e domani all’assessorato. E non lo dico certo per ambizioni personali, poiché è notorio che io sono nella lista di proscrizione. Le parole divulgate da via De Tillier deprimono il partito, perché sembra che i pidiellini non abbiano il coraggio di dimostrare le proprie competenze e di rivendicare un ruolo meno marginale (per non dire umiliante) o, meglio, di vero governo per la quota azzurra. E che non mi si contesti che questo è sciacallaggio: lo sciacallaggio, semmai, si è consumato nel momento in cui è stato chiesto l’immediato passo indietro all’assessore travolto dal vortice delle sue movimentazioni finanziarie. Precipitarsi nel dire sistematicamente “no, grazie” significa, da un lato, avallare le tesi congressuali di Rollandin a Pont-Saint-Martin (il PDL ci sostiene senza chiedere nulla in cambio), e, dall’altro, non avere fiducia nelle proprie capacità. Forse il PDL valdostano non ha ancora una leadership in grado di assumersi responsabilità; in tal caso, quanto è credibile che ce l’abbia fra quindici mesi? Forse dopo qualche seminario formativo a Gubbio? Questo dubbio mi pervade dal 6 aprile 2011 e sta prendendo sempre più consistenza. |