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Si al prelievo di sangue placentare PDF Stampa E-mail
Domenica 04 Gennaio 2009

CELLULE STAMINALI - Approvata un'altra mozione in Consiglio regionale

Si al prelievo di sangue placentare

Tra le grandi scoperte della biomedicina quella delle cellule staminali è indubbiamente una delle più innovative. Normalmente presenti nel midollo osseo, esse servono per la riproduzione dei tessuti organici. Alla fine degli anni ‘80, cellule di questo tipo sono state individuate anche nel sangue del cordone ombelicale, fino ad allora considerato “materiale a perdere”.

Pur essendo simili a quelle midollari, le cellule staminali cordonali hanno la peculiarità di essere in numero più elevato e di avere una capacità superiore di clonarsi. Giunte a maturazione danno origine a cellule funzionalmente attive quali gli eritrociti, i granulociti, i linfociti, i monoliti e le piastrine: di qui la loro importanza per la cura di numerosi casi di leucemia e linfomi dei bambini. Tali caratteristiche, unite al fatto che la donazione non comporta alcun rischio per il neonato né per la madre e che la reattività immunologica è alquanto ridotta, hanno visto la creazione di vere e proprie “banche del sangue del cordone ombelicale” da destinare al trapianto.

Un centro di questo tipo è presente a Torino, presso l’Azienda Ospedaliera OIRM-Sant’Anna: in esso si effettuano le analisi del caso e la conservazione dei cordoni in speciali contenitori refrigerati. Il prelievo, previo consenso scritto dell’interessata, è fatto contestualmente al parto mediante un’operazione semplice e rapida: ad esso si procede dopo che il cordone è stato reciso e il bambino è stato fisicamente staccato dalla madre. Si incannula la vena ombelicale e si lascia defluire il contenuto in una sacca sterile. Tutto questo deve avvenire entro un quarto d’ora, il tempo che impiega il sangue placentare a coagulare; una volta raccolto, esso deve pervenire al laboratorio della “banca” entro le 24 ore successive al prelievo.

Il Consiglio regionale della Valle d’Aosta ha approvato, nel luglio del 2001, una mozione di Forza Italia che sollecitava l’USL a sottoscrivere un protocollo per la raccolta del sangue cordonale (o placentare) col Dipartimento di Onco-Ematologia e Immuno-Infettivologia Pediatrica dell’Università di Torino e a promuovere una campagna di sensibilizzazione nei confronti delle partorienti circa l’opportunità di acconsentire alla raccolta stessa. Le buone intenzioni, ancorché condivise unanimemente da tutte le forze politiche, rimasero però sulla carta.

La procedura per istituire il centro di raccolta valdostano si arenò ben presto, poiché - secondo quanto riferito dall’allora assessore Fosson a una nostra interpellanza (gennaio 2005) - i responsabili della banca di Torino sconsigliavano l’istituzione di nuovi centri, vista la scarsa richiesta di sangue placentare a fronte delle abbondanti scorte accumulate, tanto che già nel luglio 2002 il responsabile di ostetricia e ginecologia avrebbe comunicato ufficialmente all’USL la decisione di soprassedere all’avvio della raccolta presso l’ospedale aostano.

C’è un’inversione di tendenza rispetto all’utilizzo di queste cellule staminali? Non ci risulta, mentre è invece certa l’assenza di una vera e propria azione di sensibilizzazione sul territorio regionale. Il Consiglio Valle è tornato a pronunciarsi sull’argomento e, nel dicembre scorso, ha approvato all’unanimità un atto d’indirizzo simile a quello del 2001. L’ispirazione giunge stavolta dall’Associazione San Michele Arcangelo, che si dedica alla donazione di sangue e organi e il cui attivismo nell’ambito della nostra comunità è testimoniato dai fatti. Abbiamo esortato l’assessore alla Sanità a provvedere, insieme alle autorità competenti, alla rimozione di tutti gli impedimenti tecnici, sanitari e burocratici che non hanno consentito in questi anni, presso la struttura ospedaliera regionale, una donazione sistematica del sangue cordonale. È fondamentale che egli promuova altresì la pubblica conoscenza dei vantaggi offerti dal prelievo e dall’utilizzo di tali cellule per la sopravvivenza di soggetti affetti da patologie oncologiche e per il generale miglioramento della qualità della vita.Consigli che avevamo sommessamente dispensato sette anni fa e che ora abbiamo ribadito. Speriamo che questa sia la volta buona.